Virgilio o il punto di mezzo

Il giardino è il luogo di incontro fra noi e la natura. Paura di non sapere abbastanza, piacere di scoprire un mondo nuovo. by Anna Piussi

First published in
GreenUp Magazine Jan 2014

Il giardino è il luogo di incontro, il punto di mezzo. E nel rapporto con la natura tutti abbiamo un certo timore: paura di non sapere abbastanza, di sbagliare, di avere il pollice nero. E se qualcuno se ne accorge? No, credetemi, io ho imparato tantissimo ammazzando piante. Sono in grado di condividere le mie conoscenze e aiutare altri a entrare nel mondo del giardino, proprio perché ci sono entrata con una discreta ignoranza. Va bene, a me l’hanno fatta un po’ pesare: mia zia Elena era vivaista, mio padre è stato professore di scienze forestali ed ecologia, quindi anche ora, che sono garden designer professionale e giardiniera diplomata, la mia famiglia non riesce a capacitarsene e tirano fuori sempre la stessa storia. “Cosa vuoi sapere tu, che hai annaffiato piante finte per settimane?”

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 È vero. Era un’estate di studio a Parigi, nell’appartamento preso a prestito da amici di famiglia. Di giorno ero immersa nelle biblioteche e musei della città, la sera tornavo a casa a scrivere al tavolo del soggiorno, accanto al rigoglioso bambù che annaffiavo religiosamente come avevo promesso. Avevo in testa solo l’argomento della mia tesi di laurea – Napoleone in Egitto – e Remi, il mio affascinante padrone di casa. Solo dopo tre settimane Remi mi fece notare che i bambù erano finti.

Racconto questo per spiegare che sono entrata nel mondo del giardino con un dottorato in storia dell’arte francese (poco utile), un temperamento appassionato (abbastanza utile) e una discreta ignoranza (essenziale). Anni dopo, nel mio primo giardino da sposata, in Inghilterra, mi è presa l’ansia. Le poche piante che provavo a metterci languivano, le erbe aromatiche essenziali per la cucina italiana restavano a piangere negli angolini o contro il muro dove le confinavo. Avevo bisogno di una guida, un Virgilio che mi conducesse nel giardino.

Ho chiamato una garden designer per aiutarmi con una parte all’ombra dove era evidente che stavo ammazzando tutte le piante che ci mettevo. Alla sua prima visita mi ha chiesto se davvero volevo tenere quel sicomoro autoseminato che sarebbe diventato enorme in pochi anni, e se non volevo qualcosa più interessante del lillà, unico alberello nel giardino. Negli anni seguenti mi sono maledetta più volte per non aver seguito il suo consiglio, perché ho prima dovuto abbattere il sicomoro, e poi rimuovere il lillà – che fa più ricacci dell’hydra a sette teste, obbligandomi a spiantare e ripiantare l’intera bordura ogni volta. Le avevo chiesto un progettino per la parte a ridosso del muro, fino al prato, e lei mi ha suggerito di mangiare parte del prato e fare una bordura molto più profonda. Ero esitante, ma nel preparare il terreno per piantare sono andata dietro alla vanga e mi sono allargata nel prato di un par di metri. Finalmente mi ero staccata dai confini del giardino.

Il giorno che mi ha portato le piante e le abbiamo piantate insieme è stato l’inizio della mia vera passione, il mio Virgilio mi ha spiegato il ruolo di ogni pianta – sempreverde, decidua, a copertu- ra del terreno, a foglia larga, a fioritura primaverile –, insomma mi ha aiutato a piantare un’intera famiglia di rapporti di piante, a comporre un quadro che sarebbe cambiato con gli anni e nel corso degli anni. Ho scoperto lì che di fiori non se ne parlava nemmeno, per l’ombra secca in cui piantavo erano del tutto incidentali, e che bastava aprire gli occhi a quello che avevo attorno per imparare. Il prato centrale, predominio dell’uomo inglese, si restringeva ogni volta che mio marito andava all’estero, venendo mangiato da bordure di piante da scoprire. Esploravo i giardini dei vicini, per trovare cosa cresceva bene lì, e ogni occasione era buona per andare per vivai.

Garden centres, giardini e parchi sono spesso difficili da scindere in Inghilterra. I garden centres ti accolgono come case-giardino in cui vorresti vivere, sono sempre forniti di caffetteria in cui prendere una tazza di the e una fetta di torta, in cui leggere al tavolo un manuale ben illustrato. Fuori piove, spesso, ma sul vetro della conservatory la pioggia fruscia appena, e ti godi la vista delle piante fuori, piantate in bordure generose, ricche di varietà di arbusti e perenni, o in gruppi di piante adatte all’esposizione, e scelte armonicamente. È un quadro vivente. Le piante in vendita, invece, in genere sono raggruppate per necessità – sole, ombra, acqua o secco – e sempre ben etichettate, con il nome scientifico per intero. Que- sto permette anche al dilettante di scegliere combinazioni che possano continuare a vivere insieme e di ritrovare le piante nei manuali di riferimento.

Il rapporto fra la vendita e l’esposizione è strettissimo, perché non è dai biglietti di ingresso di una dimora storica, e neppure di uno dei grandi parchi dell’RHS, che i proprietari si pagano anche solo il ghiaino dei sentieri, ma dal garden shop, in cui panini e pastine concorrono con manuali, piante in vaso, semi, accessori, a tenere il cliente più a lungo possibile, e generare la maggior parte del reddito di country houses e giardini. Se una country house non ha un negozio attaccato, non guadagna, ma così pure un garden center, se non offre un intero ambiente verde da osservare con comodo e con il piacere di una bevanda calda, e un consiglio amichevole su come utilizzare le piante in vendita, chiude i battenti.

Duole dire che ho scordato il nome della gentile signora, che per me resta Virgilio, ma ricordo che erano 300 sterline per il progettino della bordura e poche cassette di piante perenni, che mi hanno cambiato la vita. Era quindici anni fa, e da allora la passione mi ha portato a completare il RHS certificate, la prima qualifica di giardinaggio della Royal Horticultural Society, e poi il Diploma in Garden Design, avviandomi così alla carriera di progettista. Non si può insegnare nulla a chi sa già tutto, ma chi ha annaffiato piante finte per tre settimane è un terreno fertile per il giardinaggio, basta saperli prendere.

 

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