Un giardino in vaso. Il contenitore

Perchè continuo ad avere piante in vaso? Non sarebbe molto più facile tenere le piante in piena terra e non doverle accudire come figlioli? by

First published in
GreenUp Magazine

Lo chiedo a un collega in visita: “Che piante tieni in vaso e perchè?”. Con enorme imbarazzo risponde: “Tutte. Stiamo nella casa di famiglia in campagna, ma il terreno è dominio di mio padre, che ha un concetto molto medievale del giardino. Le piante devono essere da frutto, da orto, o aromatiche, insomma utili. Se non si possono mangiare non le vuole vedere.” Quindi lui tiene una enorme collezione di piante erbacee da fiore in vasi che può difendere a spada tratta, ai quali aggiunge ogni nuova scoperta post-colombiana. {image1}

Un ovvio motivo per tenere piante in vaso è l’assenza di un pezzettino di terra. La maggior parte degli italiani (67%) vive in aree metropolitane, ma visto che anche fuori dalle grandi città le abitazioni tendono a concentrarsi nei paesi, anche in campagna molti abitano in condomini con solo terrazzi e cortili a disposizione come spazio esterno. Quasi tutti tengono erbe aromatiche per cucinare, un italiano non sopravviverebbe senza basilico fresco, salvia e rosmarino, a costo di dover ricomprarlo periodicamente.

C’è un’antichissima tradizione del giardino in vaso, anzi è forse lì che nasce il giardino vero e proprio, distinto dall’agricoltura. Nell’antica Grecia c’erano i “giardini di Adone”, contenitori seminati con finocchio, lattuga, orzo e grano, messi sui tetti e intorno alle statue di Adone, per celebrare l’estate. Era il mettere in vaso questi semi a germinazione rapida a renderli speciali e sacri, separati dal terreno agricolo circostante. Testimonianze archeologiche rivelano coltivazione di piante in vaso in Grecia, in Egitto, per tutto il Medio Oriente, e nei giardini Romani la pianta in vaso è parte integrante del concetto stesso di giardino elegante. I Mediterranei sembrano avere le piante in vaso nel DNA.

 Una pianta in vaso viene evidenziata, diventa scultura, e può essere spostata a seconda delle stagioni o dei suoi periodi di interesse. E’ possibile coltivare piante che non sopravviverebbero nel nostro terreno, ad esempio acidofile,  piante palustri o succulente. Si possono fare collezioni speciali: io ho due cassette di vasetti che si chiamano “Bob’s garden”, con i semi raccolti nel giardino dell’amico Bob in Thailandia. C’è anche il gruppo di “Amici degli spiriti”, rizomi acquistati sempre in Thailandia, nel mercato fuori da un tempio che vendeva piante magiche che proteggono dagli spiriti maligni e portano bene negli affari. Essenzialmente sono Zingiberacee. Per il momento non hanno portato quattrini, ma almeno sono germinate e penso sia grazie a loro che finalmente è piovuto dopo un’inizio di giugno bollente.

Nel mettere una pianta in vaso la isoliamo da un intero ambiente, rendendola si più speciale e preziosa, ma più dipendente dalle nostre cure. In genere si trova su una pavimentazione che riflette calore, magari di fronte a un muro che ne rispecchia altrettanto, e ogni balcone o terrazzo può diventare un forno ustorio. Da cosa dipende la sopravvivenza di piante in vaso? Dal vaso, dal terriccio, dall’annaffiatura. 

Ho già accennato in passato, nei gardens servirebbe che alle piante venga associato quello che ne garantisce la sopravvivenza: contenitori, terricci adeguati, informazioni su come accudirle. Può servire fare esempio di pianta rinvasata con contenitore e terriccio adeguato, con un rimando alla sezione in cui si trova ogni elemento. 

Partiamo dai vasi. L’ideale per le piante è il vaso in coccio, o terracotta. E’ bello, non si sbiadirà con il sole, e durerà per decenni. Funzionalmente è il contenitore ideale perchè assorbe acqua e la rilascia gradualmente, mantenendo la temperatura interna costante, più fresca d’estate, meno gelata d’inverno, a differenza del vaso di plastica che non ha alcun potere isolante. Ci sono vasi in cotto fatti a macchina, di forma tradizionale e le origini più svariate, e sono più che adeguati e a portata di tasca. 

I migliori vasi però sono quelli in terracotta dell’Impruneta, che ha caratteristiche organolettiche uniche, una resistenza al gelo e una permeabilità all’acqua che non è possibile imitare con processi chimici. Gli agrumi, ad esempio, vogliono solo questi vasi - nelle grandi limonaie di Boboli o Villa Medici a Castello, che ne hanno alcuni del ‘600, e per sentire quando hanno bisogno di essere annaffiati vengono suonati con un martelletto. Dai martellate a un vasaccio qualsiasi per quattro secoli e dimmi cosa ti resta. I vasi dell’Impruneta sono sicuramenti più cari di quelli di fabbrica, perchè sono fatti a mano, al tornio o in calco, ma il loro maggiore spessore protegge le radici delle piante, ed essendo un prodotto artigianale sono pezzi unici, con dettagli che vanno dalla festonatura dei vasi da limoni alle decorazioni a sgraffio di vasi più moderni. Il vaso non è solo un contenitore funzionale per la pianta, ma un oggetto che deve essere visto 12 mesi dell’anno, e un vaso fatto a mano è parte importante dell’arredo del terrazzo o giardino. 

Uno svantaggio è il costo, perchè un vaso di plastica sarà meno caro, ma invecchia più rapidamente del previsto, e non ha la stessa qualità. Ma più importante è il peso che, per chi lo deve portare a casa e ai piani alti su terrazzini di città, lontani da parcheggi, vuol dire molto. Essendo poroso, un vaso di terracotta a pieno carico e bagnato peserà molto più di uno in plastica, e può essere un problema su terrazze e balconi vecchi di dubbia stabilità. Ma si può sempre consigliare il cliente di informarsi sul carico del terrazzo, perchè per quelli di costruzione recente il problema è più raro.  

Sicuramente i vasi in plastica sono l’unica soluzione per le piante da appendersi fuori da un balcone e dove va tenuto basso il peso. Sono sempre più belli, imitano bene la terracotta, alcuni hanno anche uno spessore e una mano che li rende veramente ottimi. Sul balcone che avevo a Firenze, dal microclima sahariano, avevo messo bellissime mezze conche festonate, in plastica, che tenevano un volume sufficente di terra per dei rincospermi rigogliosi. Il costo e peso dell’equivalente mezza conca in terracotta avrebbe schiantato sia il portafoglio che il terrazzino fatiscente. 

Dei vasi in metallo sarebbe meglio non parlare, perchè sono una moda indifensibile, già passata, di cui sopravvivono solo relitti roventi. Enormi vasi sproporzionati con un pelacchio di Festuca glauca in cima, o un bosso di plastica. Avete mai notato che la festuca è sempre nuova, e il bosso sempre di plastica? Perchè in un vaso di metallo non ci vuole vivere nulla, sei sempre a rimpiazzare le piante che si bruciano. Esistono vasi termici, e vero, con pareti interne di plastica o non so che, che dovrebbero proteggere le piante dal caldo estremo. E chi li protegge i clienti dalle bruciature? Perchè il vaso di metallo è un look da bar di moda, con il ghiaino bianco che fa male agli occhi, e va bene per le prime settimane di aperture primaverili finche non ti ci appoggi a giugno e ti ustioni. Anzichè rendere accogliente il locale creano una zona di radiazione termica che ne allontana i clienti.  

Esistono anche dei vasi in resina e vari composti che permettono di creare intere fioriere modulari, di basso peso, ideali per grandi superfici, o per spazi pubblici esterni tipo terrazze di bar - dove spero che spiazzino i residuati bellici di cui sopra. Promettono bene, perchè le pareti sono ben isolate e le strutture rinforzate possono tenere il grosso carico che la plastica da sola non regge, ed è possibile integrarli con un sistema di irrigazione. Non li ho mai testati personalmente, ma accetto campioni da mettere in prova! Così come accetto materiali per i miei prossimi articoli di questa serie: Terricci (preferibilmente senza torba), e cisterne esterne di raccolta dell’acqua piovana. Garantisco imparzialità: non dico il nome di un prodotto insoddisfacente, solo di quelli che vale la pena promuovere per la qualità.

Copyright © 2017 Anna Piussi. All Rights Reserved. Text and images belong to Anna Piussi unless otherwise stated.