The devil is in the details (Questione di dettagli)

Al Chelsea Flower Show 2014 medaglie d'oro per i designers italiani Tommaso del Buono e Luciano Giubbilei, grazie anche a fornitori italiani. by Anna Piussi

First published in
GreenUp Magazine Oct 2014

Accoccolata su un’asse di legno su un pratino assolutamente non calpestabile, sporta in avanti con un cencino in una mano, ero occupata a pulire le foglie di una palla di Phillyrea, una per una. Avevo un secchio d’acqua per sciacquare la spugnetta, ma tanto valeva usare il sudore della fronte grondante. Pensavo: “Ma quando imparerai a stare zitta?”. Maggio 2014, gli ultimi giorni di montaggio del Chelsea Flower Show, ed ero arrivata giusto in tempo per i dettagli finali del giardino di Tommaso Del Buono e Paul Gaserwitz, che mi ero offerta di aiutare. Avendo portato un giardino a Chelsea 2013, quest’anno almeno ci andavo da visitatrice, con meno stress, e tanto meglio se potevo fare un po’ di volontariato prima per imparare qualcosa dai grandi. Tommaso mi aveva avvertito “Guarda, siamo con Crocus che si occupa di tutto, per cui sarà poco da fare.” Ma il montaggio dei giardini è la parte più eccitante dell’evento, il loro era su Main Avenue, che è un po’la Via Montenapoleone dell’intero Monopoli del Flower Show, e non volevo perdermelo a costo di passare il tempo a portargli il caffè.

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 Arrivata in giardino avevo visto una ragazza giapponese che lavava la siepe di alloro. Non come avrei fatto io, con la sistola, ma foglia foglia. Ventisei metri di lunghezza per due e sessanta di altezza. Per fortuna, mi dico, che è giapponese, quelli sono precisi dentro. Vado da Harriet, la giardiniera in capo, e le chiedo che posso fare. Secchio, spugnetta, ed eccomi in preghiera davanti alla Phillyrea. Improvvisamente mi fa invidia la giapponese, perché le foglie di alloro sono almeno sei centrimetri quadri, quelle di Phyllirea faticano a coprirne uno, e le potature lo hanno lasciato irto di invisibili stecchini che strappano gli straccetti. Ma va bene così, è con questi lavori umili che si rifinisce il giardino, la qualità sta tutta nei dettagli.

Da giorni Harriet sta in posizioni ancora più massacranti delle mie, a piantare le bordure di piante perenni. Come sempre si pianta andando all’indietro, per non calpestare il lavoro fatto, ma in questo caso non c’è un punto solido su cui arretrare, e si pianta a una densità molto più fitta di quella normale, per cui non c’è spazio per muoversi, e il giardiniere – che in questi lavori di dettaglio è spesso una donna – sta in posizioni yoga improponibili per ore, che basterebbe uno starnuto per far fuori centinaia di euro di piante e mettere fine a una carriera. La aiuto passandole le piante, precedentemente ripulite da qualsiasi fogliolina secca, e prendendole dai carrelli assiepati a lato, già passati in rassegna da Tommaso e Harriet ogni mattina. Loro hanno già scelto la crema della crema, e io da quello devo scegliere la panna – ora una pianta più alta, ora una in boccio, ora una multipla, secondo quello che viene richiesto. La qualità delle piante, fornite da Crocus, l’azienda che costruisce anche il giardino, è eccezionale, complice anche la buona annata e la primavera mite. Rispetto all’anno scorso, quando ho montato un giardino in un freddo invernale e tutto era indietro, quest’anno le piante sono grandi il doppio e più mature, al punto che sono stati fatti alcuni cambiamenti in questo e altri giardini, perché certe piante in progetto erano già sfiorite.

Ogni anno Crocus costruisce due giardini da medaglia d’oro, e quest’anno erano quelli del Daily Telegraph (designers Del Buono-Gaserwitz, Oro) e di Laurent-Perriet (designer Luciano Giubbilei, Oro e Best in show). L’esecuzione è ineccepibile: bisogna tener presente che i giardini costruiti in due settimane di montaggio sono effimeri, perché vengono smontati dopo meno di una settimana di mostra, ma reali, perché ogni dettaglio di pavimentazione, giochi d’acqua, strutture, muri, pergole, è tutto reale, dalle fondamenta in su, non sono fondali da teatro. Hanno teams di costruttori e giardinieri affiatati che lavorano con precisione, ed è impossibile non venire presi dall’entusiasmo di una buona dozzina almeno di persone che collaborano a realizzare il miglior giardino possibile in tempi stretti e spazi alle volte impossibili. Ma poiché nel punteggio finale le piante contano per un 30%, è chiaro che queste devono essere ineccepibili. Crocus fornisce le piante, che sono cresciute nei loro vivai oppure presso loro fornitori – si sa che gli alberi in genere arrivano da Belgio, Germania o Francia, dove il clima è più vicino a quello inglese, altri vengono dall’Italia, ma tutto viene prima portato negli enormi vivai di Crocus e acclimatato per settimane o mesi prima di venire usato. Non sempre si sa da dove vengono le piante in origine, non sempre si può rivelare, ma al successo di ogni medaglia d’oro al Chelsea Flower Show si sa che hanno contribuito i migliori vivaisti d’Europa.

 È un po’ come quelle barzellette sul paradiso e l’inferno, ed è chiaro che nel giardinaggio se i meli vengono dal Belgio, il tasso dalla Germania, le perenni dall’Olanda, e tutto viene messo insieme in Inghilterra, il risultato è il paradiso. Ma l’Italia? Ve lo dico io: la siepe di alloro del Daily Telegraph Garden veniva da Pistoia, dai vivai di Giorgio Tesi Group, fornitori per Crocus, ed era stata preparata da mesi prima nei loro vivai, ogni elemento di 26 metri di siepe era stato potato in anticipo a formare una siepe, cresciuta in vasi con il numero scritto sul davanti, per rimetterle in sequenza. L’alloro è stato uno di quei tocchi con cui quel giardino ha catturato i cuori dei visitatori – e ne parlerò più a lungo altrove – perché per quanto comune nei nostri climi è raramente usato in siepe in Inghilterra, e in quei giorni radiosi ha potuto sviluppare una delle doti che lo rendono così prezioso nel giardino mediterraneo: il profumo. Sempre di Giorgio Tesi erano le gardenie, ancora appena all’inizio della fioritura ma che formavano delle grandi sfere di verde lucente nei vasi posti a un angolo del giardino. L’altro dettaglio che ha reso il giardino indimenticabile erano i limoni, coperti di fiori e frutti, che sprigionavano il loro profumo per i giudici e pochi eletti che hanno potuto accedere alla loggia (coperta da tigli potati a tetto), e nonostante la calca nei giorni di apertura regalavano fragranza anche da un angolo esterno. Non sarò di precisione nipponica nel pulire topiaria, ma sono orgogliosa di dire che quei limoni li ho scelti io, nel vivaio di Oscar Tintori a Pescia, per rimpiazzare altre piante prescelte, ma che erano troppo avanti nella fioritura. Tommaso mi ha incaricato di cercare delle belle piante incannate, ma grandi, e quando le ho trovate gli ho mandato una foto con me come scala per fargli capire che forse anche medie ci bastavano. I limoni erano strepitosi, nei loro vasi anch’essi toscani, ovviamente in terracotta dell’Impruneta, di Francesco del Re. Al punto che alla fine dello show uno è stato acquistato da un membro della famiglia reale. Peccato, non posso dirvi chi sia la gentildonna.

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