Subito e mai

Quando è finito un giardino? Piante e aiuole crescono con il tempo, senza essere né complete né incomplete, ma in continua evoluzione by Anna Piussi

First published in
GreenUp Magazine Oct 2014

editoriale piussi 4
 Quando è finito un giardino? Quando è completo?”. Questa è la domanda più difficile da rispondere che mi viene sempre rivolta. “Subito e mai” è la risposta più onesta, ma visto che questa non soddisfa rispondo con una domanda: “Quando è completo un essere umano?” e vedete che non c’e’ risposta.

Anche oggi Henry mi ha fatto ammattire per vestirlo. I suoi pantaloni blu erano a lavare, tutte e due le paia, ma da due mesi vuole mettersi solo quei ‘ploni bu’ già pieni di strappi. Se non fossero stati letteramente in lavatrice, ancora in centrifuga, glieli lasciavo mettere per il terzo giorno di seguito, invece ho dovuto chiuderlo fuori di casa in mutande finché si è convinto che era davvero freddo e si è lasciato mettere un altro paio. Sarei tentata di comprarne 10 paia e metterglieli addosso in rotazione così per cinque anni almeno non si litiga alla mattina, ma sarebbe inutile. Primo: Henry crescerà e non gli staranno più. Secondo: Henry cambierà idea di colpo, e vorrà solo ‘ploni’ neri, o viola.

Sarei più contenta se fosse bravo e facesse tutto quello che dico io? Penso che lo porterei dal medico, perché a tre anni e mezzo il lavoro dei bambini è farti ingrullire, saltare nelle pozzanghere, lasciare i pennarelli senza tappo, dirti “mamma sei bella”, dare coccole fino a strangolarti, ed essere straordinariamente testoni. È incompleto? No. Come ogni essere umano è completo dal momento della sua nascita, e ogni fase di crescita ha caratteristiche diverse, presenta nuove sfide per i genitori. Non nasciamo adulti, e sarebbe follia perderci tutto il piacere delle scoperte dei bambini, dei loro favolosi disegni e cavallette in casa, per averli disciplinati e disposti a mettersi esattamente quello che è già pulito nel cassetto. Se vuoi un bambino che faccia esattamente quel che gli dici, prendi una bambola.

 Se vuoi che un giardino resti fermo, fallo di plastica. Le piante crescono, è quello il loro bello, e vederle crescere fa parte delle attività di un giardino. Per chi vuole date un po’ più maneggevoli del “sempre e mai”, le piante perenni di un giardino raggiungeranno la loro dimensione matura in tre anni. E così pure arbusti e siepi piccole, ad esempio di lavanda o rosmarino, in capo a tre anni, se messe alla giusta distanza si saranno unite bene a formare una buona siepe. Arbusti più grandi e alberelli nel frattempo staranno ancora crescendo e per i cinque anni saranno una presenza più importante. Per gli alberi, dieci o vent’anni sono un punto di riferimento, ma continueranno a svilupparsi per altri decenni e anche secoli. I veri visionari piantano alberi nei giardini, sapendo che saranno i loro nipoti a goderseli davvero. Ma non è che nel frattempo il giardino non ci sia. È in crescita. E come con i bambini, sei sempre a rincorrerlo. C’è un detto inglese che aiuta a portar pazienza con piante e bambini: “First year: sleep. Second year: creep. Third year: leap”. Si potrebbe tradurre con: “Primo anno: dorme; secondo anno: gattona; terzo anno: corre.”

La bordura che nel primo anno sembra scarna, in cui devi togliere erbacce fra le piante, nel secondo ha pochi spazi rimasti, e per il terzo le piante si toccano e si spingono a vicenda. Ma non finisce lì. Le piante perenni possono essere propagate dal terzo anno in poi, basta levarle, dividerle in gruppi che possono essere messi in altre parti del giardino, o date ad amici giardinieri, e ripiantarle. Accudire piante, liberarle da erbacce, vederle crescere, e poi dividerle e ripiantarle, fa parte delle attività del giardino. Non esiste un giardino di zero manutenzione, al massimo si può progettare per una manutenzione più o meno specializzata, più o meno impegnativa come tempo. Anche la persona meno dotata è in grado di falciare il prato, e potare le siepi una volta l’anno, ma via via che si aggiungono rose, altri arbusti, erbacee perenni e graminacee il giardino richiede un po’ più di conoscenza e specializzazione.

Il mio giardino ha sei mesi meno dei bambini, a tre anni è anche lui nella sua infanzia. È ricco di erbacee perenni, per cui fino all’altezza di un moccioso si potrebbe anche dire “completo”, perché la prima bordura fatta sta esplodendo di piante. Ma alzate gli occhi oltre il metro e ci sono arbusti che stanno crescendo, alberelli che ancora richiedono un tutore e potature di formazione, e che di dire di quel noce in vaso che ancora devo piantare, e forse non vedrò mai maturo? Chi ama le piante inevitabilmente ne trova sempre una da aggiungere, o prova nuove combinazioni, e la cosa migliore che posso dire della primissima infanzia dei gemelli, quando dormivo forse cinque ore su 24, è che raramente ho avuto il tempo per il giardinaggio. Mentre prima le mie piante avrebbero voluto avere le ruote, da quanto le spostavo, una volta fatta la bordura era finita.

A parte qualche perdita, qualche aggiunta, ci sono ancora le piante strutturali messe il primo anno e i gruppi di erbacee perenni originari si sono infoltiti al punto da fornirmi materiale per altre bordure – la cassettata di iris originaria è diventata un’armata per tutto il giardino. Come termine di confronto penso a una bordura analoga, della stessa età, fatta per un cliente. Nonostante il mio progetto di piantumazione desse la posizione esatta e numero preciso di piante, al cliente sembrava scarna e ne piantò almeno il 40% in più, dimininuendo la distanza fra le piante – lo voleva folto subito e nonostante i miei avvertimenti fece di testa sua. Ho rivisto la bordura a quattro anni di distanza ed è successo quello che temevo, complice anche un sistema di irrigazione installato contro il mio consiglio in una selezione di piante xerofile: piantati troppo stretti, gli arbusti si sono sviluppati male, sono filati in alto anziché svilupparsi armoniosamente tutto intorno, le piante perenni si sono allargate e spintonate fino a restringersi a vicenda, e intere specie sono scomparse – la santolina e la gaura, che nel secco della mia bordura diventano enormi, sono marcite per la troppa acqua.

Non si possono ignorare le caratteristiche delle piante. Se una santolina raggiunge oltre mezzo metro di diametro da matura, lo farà – nei tre anni canonici – e se all’inizio c’è spazio fra una pianta e l’altra si può riempire con piante annuali, da togliere a fine stagione, o con perenni che poi verranno spostate l’anno seguente. Non si può assolutamente contare sulla potature – sarebbe come se comprassi i 20 ‘ploni’ blu per Henry così non mi fa impazzire la mattina – le piante non stanno in una dimensione, per loro, infantile. Non fioriranno, saranno irte di stecchi lasciati dalla potatura, e nei punti di contatto fra di loro, che raggiungeranno troppo presto, si limiteranno a vicenda. Quanto all’irrigazione, metterla in una bordura di piante scelte per la resitenza al secco è l’equivalente di prendere dei bellissimi pesci tropicali per un acquario e poi farne frittura di paranza. Per un attimo, pure buona, perché le piante hanno reagito prima con una crescita straordinaria, poi, non avendo mai la possibilità di lignificare e restare al secco durante l’inverno, sono gelate e marcite. Come con i bambini, non puoi né chiedere alle piante di restare sempre piccole e carine, né chiedere loro di diventare subito grandi e ragionevoli. Bisogna capirle e seguire il giardino nel suo sviluppo, con la fiducia che con il nostro aiuto arriverà a maturità – senza mai essere né completo né incompleto, ma in crescita. A meno che non facciate un giardino di Lego, e i miei bambini ne fanno di bellissimi, il giardino richiede cura e la soluzione alle fatiche del giardino è non vederla come tali, ma come attività.

 

Copyright © 2018 Anna Piussi. All Rights Reserved. Text and images belong to Anna Piussi unless otherwise stated.