Giardino in vaso - i terricci

La salute della pianta in vaso dipende dal terriccio - ma anche quella dell'ambiente - per questo non amo la torba by

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D’estate alle volte mi dispero: “Le ho annaffiate stamattina, ma è possibile che sono di nuovo ad annafiare le piante anche stasera? E quel miscanthus perchè è di nuovo secco? Sarà il vento, il vaso o il terriccio?” Alle volte non vedo il panorama delle piante in giardino perchè conto solo le ore fra le innaffiature, ma nella prima metà di giugno le temperature sono schizzate fine a 36-37 gradi, e mentre ero chiusa in casa al fresco, scrivendo delle delizie di un giardino di ispirazione Mediterranea al Chelsea Flower Show, fuori le mie piante stavano patendo nelle vampate del vero Mediterraneo.

La vita di una pianta in vaso, oltre che dal contenitore, dipende dal terriccio e dall’acqua. Tutti questi fattori sono legati, anche se li tratto separatamente. Ho già fatto un confronto fra vasi in plastica e vasi in cotto, e detto che per quanto preferisca il cotto alle volte il vaso in plastica è l’unica soluzione possibile, ma ci sono in commercio grandi vasi di plastica abbastanza belli da soddisfare sia l’occhio che le piante. Però quando si riduce il volume del vaso si nota davvero la differenza fra plastica e cotto, perchè un vaso piccolo di plastica si scalda a una rapidità impressionante al sole, e quel che è peggio, scalda immediatamente l’acqua con cui lo annaffi. Lo so perchè alla morte di ogni mia pianta ne guardo bene le radici e ho visto che avevo letteralmente bollito i miei Phormium esposti a pieno sole. Importante sapere che quando annaffi piante in vaso di plastica è meglio esagerare, finchè esce dal vaso la prima acqua che, basta provarla col dito, è bollente, e continuare a dare acqua per un po’.

Ma dal terriccio parte tutto, e lì ho molto da ridire. Un buon terriccio non ha bisogno di essere costantemente annaffiato, perchè include materiale che invita e trattiene l’acqua, dando anche peso e stabilità alla pianta. Altrimenti il rischio per le piante in vaso di plastica è che si ribaltino al primo colpo di vento. Togliamo di mezzo subito l’eccezione: per le piante da appendere fuori va bene il terriccio più leggero, generalmente torba, che andrà bagnato costantemente ma perlomeno non rischia di far fuori qualcuno se casca dall’alto di un terrazino. Anche per avviare sementi e ripicchiettarle in vasetti va bene la torba, ma se parlo di giardinaggio in vaso non sto pensando alle necessità del vivaista che produce piante da vendere, ma del giardiniere amatoriale che desidera avere piante felici a lungo sul terrazzo. E qui il terriccio ideale è quello che in Inghilterra si chiama il “John Inness n.3”  ovvero un terriccio da rinvasi composto di terra, torba, sabbia, e fertilizzante. Esiste anche questo terriccio come formula ‘peat-free’, ovvero senza torba. John Innes non è una marca ma un istituto di ricerca che dal 1904 ha sviluppato questi terricci. Una caratteristica di questo terriccio è che pesa uno stonfo - ovvio, ha terra e sabbia come ingredienti principali, ma sono questi che lo rendono così stabile ed ideale per le piante. La torba invece non pesa nulla da secca, anche io sono capace di sollevarne un ballino con la mano sinistra, mentre per l’equivalente di J.I.n.3 ci vuole l’incredibile Hulk. Questo terriccio ancora non sono riuscita a trovarlo in Italia, trovo soprattutto torba. 

La torba piace a tanti perchè anche una vecchina se la può portare al quarto piano senza scale, e poi non sporca le mani, piace alle signore. Le stesse che poi continuano a chiedermi quando va annaffiata ogni pianta, e perchè anche questa è morta. Se hai la pianta in torba la devi annaffiare sempre, perchè basta che si asciughi troppo una sola volta per diventare impervia all’acqua - letteralmente la respinge, perche forma una bolla d’aria sulla superficie della terreno finche trova i bordi, e poi corre giù lungo l’interno del vaso ed esce fuori, senza mai essere riuscita a penetrare la pianta. Visto che chi conosce la zanzara tigre ha imparato a togliere i sottovasi dalle piante e evitare ristagni d’acqua, è facilissimo che una pianta annaffiata anche 2 volte al giorno covi una palla di secco al centro, mentre l’esterno è umido, ma te ne accorgi solo quando gli fai il post-mortem. La cosa migliore è di immergere ogni pianta acquistata in un secchio di acqua finche smettono di uscire le bollicine, lasciarla sgrondare poco, e poi rinvasarla in un terriccio che oltre alla torba abbia anche lapillo o pomice, e un po di fertilizzante a lento rilascio. Per un  terriccio dificile da bagnare, basta aggiungere una goccia di sapone per piatti nell’annaffiatoio, per rompere la tensione superficiale - quella bolla di aria che si forma sopra la torba e le impedisce di assorbire acqua. Io uso l’acqua del bagno dei bambini, perchè detesto sprecarla, tanto c’è poco sapone e tanto materiale organico che fa bene alle piante.

Come ho detto, la torba pura non andrebbe usata, e nel terriccio decente c’e’ anche lapillo o pomice - che pur essendo leggeri trattengono acqua e la rilasciano lentamente - e del fertilizzante a lento rilascio. Però non ne ho trovato di terriccio che abbia anche sabbia e terra, e ogni giardiniere serio se la deve fare per conto suo, mescolando in proporzioni adeguate gli ingredienti di 3 o 4 sacchi diversi. E chi ha lo spazio per farlo? E dove trovare terra vera adeguata? Chi ha un terrazzino piccolo in città non ne ha le possibilità, per cui mi auguro che qualcuno metta in commercio un terriccio adeguato o, meglio ancora, preveda nei garden centres o grossi luoghi di distribuzione un servizio di composizione terricci. Si potrebbe, su consiglio di uno specialista, farsi una miscela che abbia più o meno sabbia, lapillo o pomicie, terreno acido per acidofile, sabbioso per succulente, e riempire un paio di sacchi di un tipo e uno di un altro, che sarà possibile calcolare anche sulla base dei vasi appena comprati. Alla fine la mia soluzione era di andare da una vivaista locale, che rinvasava piante con la sua miscela segreta fattta a badilate sul pavimento, e comprarne un paio di secchi alla volta, per avere la miscela drenante ma ricca che non trovavo in commercio.

Da Agraria Checchi, a Pistoia, il sacro Grall per i vivaisti pistoiesi e tutti i professionisti toscani, esiste già la possibilità di fare miscele adatte per ogni uso specifico, incluso miscele senza torba: la fibra di cocco sta venendo usata con successo. La stessa ditta ha fornito i terricci per l’Azienda Agricola Marco Carmazzi per le piante portate al Chelsea Flower Show 2013, per il Sonic Pangea Garden che ho portato lì con il collega Stefano Passerotti, composto in prevalenza da piante dai fiori o frutti commestibili ed esclusivamente biologiche. Come si vede dal successo di Marco Carmazzi, il prodotto biologico regge benissimo il confronto con quello ‘convenzionale’, e oltre a garantirci che in un prodotto commestibile da crudo non ci saranno residui chimici o di pesticidi, usare prodotti rinovvabili, in alternativa alla torba, è un esempio di etica ed ecologia che molti vorrebbero seguire. Ma Agraria Checchi, dove l’esperto che parla di terricci sembra mi dia la ricetta del dolce della nonna, dalla cura che ci mette, può fare miscele di terricci per un ordine di 6 metri cubi come minimo - son 3 tonnellate, altrechè torta della nonna. Per quello passo l’idea a chi magari può ordinare grossi volumi da vendere sfusi, al minuto, come il riso dal civaiolo, o può miscelarla sul posto. Preferibilmente senza torba.

In Inghilterra si sta facendo di tutto per limitare al massimo l’uso della torba, perchè è materiale non rinnovabile, in Italia a malapena se ne parla - anzi facendo ricerca sull’argomento ho letto in un articolo scientifico che in Inghilterra la capagna contro la torba è troppo “aggressiva”. Le torbiere sono composte da materiale accumulatosi e decomposto nel corso di secoli, e nello sfruttarle si strappa via un intero ecosistema: vegetazione, insetti, uccelli palustri, rapaci, e ogni sorta di altri animali vengono eliminati da questi paesaggi. Dopo il passaggio delle macchine raccoglitrici questi paesaggi sono devastati e totalmente silenziosi perchè non cresce più nulla, non vive più nessuno, in quel suolo sterile. 

 Nella mia riecerca di terricci in Italia all’inizio venivo illusa da etichette che li definiscono come come “ecologici” ma l’ingrediente principale è sempre torba. Non si può spacciare per ecologica una cosa non rinnovabile solo perchè di orgine vegetale, se no anche i prodotti plastici sono ecologici perchè vengono dal petrolio, materiale organico. Quando obietto che la torba non è rinnovabile mi sento dire “ma viene dall’Estonia, non è italiana.” L’ecologia non si ferma ai nostri confini nazionali, cerchiamo di limitare le porcate che contribuiamo a fare in altri paesi.

Ho provato terricci di tutti i tipi, e ho trovato orrori venduti come “compost”: materiale non compostato, con pezzi di stecchi lunghi anche 10 cm, roba che sembra semi-carbonizzata e tenuta insieme da ignoti miceli. Le piante lo odiano, l’acqua ci cola attraverso lasciando macchie nere per terra, e miracolosamente il terriccio resta secco. Ho trovato “stallatico” che non aveva mai visto cavallo o mucca neanche in fotografia. “Compost di bosco” con ancora pezzi di corteccia intera e pigne, non lo avrei usato neanche per pacciamare. Ho visto anche il compost offerto gratuitamente dalla discarica locale, ma è roba secca e puzzolente con dentro pezzettini di plastica e perfino vetro. Il vero compost profuma, come il vero letame stagionato.

Non avendo trovato un terriccio che soddisfi sia la mia coscienza ecologica che i bisogni delle piante, per il momento combinando una carriolata di terra di campo e il contenuto di vari altri secchi e sacchi che ho sotto il bancone - sacchi di miscela per ortaggi, torba, miscela di torba con lapilli, concime pellettato, fertilizzante a lento rilascio, agri-leca, compost che faccio io. Ma questo è solo perchè sto in campagna, in città avrei dovuto continuare ad ammazzare piante, o comprare il terriccio dai vivaisti a secchiate. Per la miscela ideale dovrei tenere sempre a disposizione un secchio di sabbia di fiume, un’altro di lapillo, e preferibilmente un ballino di fibra di cocco sbriciolata per liberarmi di tutta questa torba che ancora devo a comprare. Ma già ho occupato tutto il terrazzo fuori di casa con cassettate di piante da rinvasare e annaffiare, se aggiungo altro mi toccherà andare a dormire in pollaio.

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