Dalla parte dei pinguini

Ogni giardino e ogni terreno hanno caratteristiche dalle quali partire per scegliere le piante adatte, non si può andare all’inverso. Cos'è davvero il microclima? by Anna Piussi

First published in
GreenUp Magazine Mar 2014

C’è il detto: non esiste il cattivo tempo, solo abiti inadeguati al tempo. Allo stesso modo si può dire che non esiste un luogo inadatto alle piante, solo piante inadatte al luogo. Se solo avessi un centesimo per ogni volta che ho sentito dire: “Nel mio giardino non cresce nulla. La mia terra fa schifo, l’esposizione è sbagliata, mi muo- iono tutte le piante che si metto”. Un centesimo alla volta mi sarei comprata almeno una decina di Hosta. Ma anche avendole le farei fuori, perché ho il luogo sbagliato – per le piante da ombra. Io ho un giardino in piano sole e terreno argilloso. Mi scelgo piante adatte al luogo, loro sono felici e io anche. Ci sono piante adatte a ogni terreno e ogni esposizione, basta guardare in natura, col tempo la vegetazione si insedia ovunque, dal Sedum spurium che ricopre un tetto di tegole in pieno sole ai muschi che segnano sul muro la traccia di una grondaia rotta. Guardiamo il luogo che abbiamo a disposizione, il terreno, l’esposizione, la percentuale di umidità, tutte le sue caratteristiche e consultiamo l’enorme libro della vegetazione disponibile: di sicuro qualcosa c’è.

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Certo, alle volte il terreno ha bisogno di essere ammendato. Mentirei se non dicessi che il mio primo giardino in Toscana aveva una terra che faceva schifo, un’argilla blu da vasai, senza una traccia di humus o un verme che fosse uno, ed era iniziato come una distesa di ghiaia compattata dalle macchine. Ma l’ho fatto dove prima c’era un parcheggio, piantando nel terreno sterile di sottosuolo, levandone pezzi di asfalto, di terra vera non ce n’era affatto. Scavavo le buche col piccone, e quando pioveva restavano le pozze per una settimana, era la definizione di un terreno asfittico, ma a forza di valanghe di letame e caldarelle di sabbia ce l’ho fatta, e in capo a tre anni di lavoro manuale e selezione naturale avevo una bordura rigogliosa. La Rosa chinensis, la Phlomis fructicosa e l’alloro hanno fatto da rompighiaccio, ma anche le Iris si sono arragiate bene grazie al ghiaino. Per la salvia non c’è stato niente da fare, dopo il terzo cadavere ho smesso di ucciderle, e anche il rosmarino ho faticato a farlo partire. Col tempo ho trovato le piante che ci stavano bene e che con le loro radici hanno coltivato il terreno aprendolo ad altre possibilità. In ogni giardino e ogni terreno c’è una possibilità e bisogna partire da lì per scoprire quali sono le piante adatte, non si può andare all’inverso, come spesso si vede fare, comprando piante a casaccio, perché sono le prime in fila, in fiore in quel momento, o sono belle nel giardino di qualcun’altro, ma sono inadatte al luogo in cui andranno. È come per una donna insistere a mettersi qualcosa inadatto al proprio corpo, al proprio colore, perché sta bene sull’altra. Adoro Michelle Obama e non mi sognerei di vestirmi come lei.

L’importante è sapere che cosa hai a disposizione e valorizzarlo – da ragazza ho sprecato tempo (poco, è vero, ma l’ho fatto) volendomi mora e formosa, perché all’estero si immaginano le Italiane siano tutte Gina Lollobrigida o Maria Grazia Cucinotta, e invece sono bionda, alta e piallata, assomiglio solo a Meryl Streep – quando butta bene. Inutile litigare con la genetica, ho ereditato le origini danesi di mia madre e l’unico posto in cui regolarmente mi scambiano per una locale, al punto di chiedermi le direzioni stradali è stato ad Amsterdam. Ma va anche bene assomigliare a Meryl e avere tutta la sensualità di un ghiacciolo: io sto dalla parte dei pinguini. Oggi sto dalla parte dei pinguini, perché così come non credo che ci sia brutto tempo o un terreno inadatto, sono stufa di sentire la parola ‘microclima’. Microclima vuol dire né più né meno che ‘piccolo clima, o clima locale’, invece sta venendo utilizzato per dire ‘clima favorevole’. Nel mio giardino ad esempio ho un microclima caldo e riparato, favorevole a piante mediterranee e ortaggi.

Si dà per scontato che un microclima secco e soleggiato sia sem- pre favorevole - beh, per le piante da ombra e umido non lo è. Non riesco a crescere felci, vinca, ellebori, sarcococca, Epime- dium e altre piante alle quali mi ero molto affezionata durante i miei anni di giardinaggio nel clima di Oxford. Che per una pianta mediterranea è un clima orribile. Ma la questione che i giardini inglesi siano considerati fra i migliori al mondo dipende anche dal fatto che il clima temperato e umido su quell’isola toccata dalle correnti del golfo è particolarmente favorevole alle piante. Metti insieme il clima mite, una storia coloniale che ha esposto gli inglesi a una enorme varietà di piante (e soldi) nel corso di secoli, e quello che risulta è la Royal Horticultura Society, Kew Gardens, e la storia del giardinaggio. Va bene, a 60 anni gli inglesi sono tutti pronti a farsi cambiare l’anca, marcita dal profondo dell’umido, o stanno facendo le valigie per traslocare in Italia, Spagna o Turchia, ma per le piante l’Inghilterra è piena di microclimi ideali.

Per i pinguini l’Antartide va benissimo. Ma dalle nostre parti non si vedranno mai, anche se c’è il “microclima”. Il nostro microclima va bene a vigne e oliveti, ma perfino alla Bergenia devo mettergli la flebo, e ho decimato le Heuchere che il vivaista mi aveva as- sicurato che ce la facevano anche da noi, in terra piena. Balle. Letteralmente decimate, di venti me ne sono rimaste due che ho messo in vaso, le sposto all’ombra quando sudano, manca poco le allatto. Ci sono quindi microclimi specifici, favorevoli a certe piante o animali, sfavorevoli ad altri, e non ce n’è di microclimi favorevoli e basta. Insisto su questo tasto, perché la chiarezza nei termini non è solo pignoleria lessicale e scientifica, ma perché conoscere il microclima di un giardino permette di assecondarlo, e avere piante felici.

 

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